CARISSIMI, NON ERA E NON E' MIA INTENZIONE ABBANDONARE SPLINDER E I BLOG.
SEMPLICEMENTE RITENGO ESAURITA QUESTA MIA ESPERIENZA.
FORSE HO BISOGNO DI FARE, DI RIPRENDERE CONTATTO CON COSE E PERSONE CHE NON SIANO VIRTUALI PRESENZE IN UN MONITOR.
ANCHE SE POI QUESTE PRESENZE VIRTUALI A VOLTE DIVENGONO REALI E ALLORA ENTRANO NEL NOVERO DEL CONTATTO PERSONALE.
UNA DELLE COSE CON CUI STO RIPRENDENDO CONTATTO E' LA FOTOGRAFIA, POTETE SEMPRE VEDERE NEL LINK DI FLICKR QUI A LATO LE ULTIME IMMAGINI INSERITE, L'AGGIORNAMENTO E' AUTOMATICO.
VI LASCIO COME SALUTO UNO SLIDE REALIZZATO CON IMMAGINI RECENTI SCATTATE DA ME AD UNA RIEVOCAZIONE STORICA.
I più attenti di voi diranno di sicuro: “Me lo aspettavo”
Certo, i segni premonitori erano presenti, come potete leggere in un mio post precedente, ma ho tentennato a lungo prima di prendere questa decisione: Farsergio se ne va, restano i miei blog, le mie immagini, i video che ho scelto per voi (a proposito, vi è piaciuto lo splendido Gassman sul Cavallino bianco?), resterà certo la mia presenza e se del caso il mio commento sui vostri blog.
Considero però, almeno per il momento, chiusa questa esperienza; ringrazio voi tutti per essermi stato vicini in questi anni e per tutto ciò che voi mi avete dato.
… è l’anima del commercio! Stamane aprendo questo blog mi è caduto l’occhio sulla parola “TEATRO”.
Ohibò, mi sono detto, ma questo è un blog in cui si dovrebbe parlare essenzialmente di teatro, ma è tanto, quasi un anno, da che è stata scritta l’ultima riga sull’argomento; e allora voglio approfittare di questo spazio PER FARMI PUBBLICITA’ !!!
E lo faccio a cuor leggero perché il prodotto che voglio vendervi è a costo zero: divertimento, allegria, spensieratezza, ma soprattutto l’occasione di vedere recitare un attore che ormai calca raramente le scene, dedito come è alla regia.
Sabato prossimo, 24 maggio, alle ore 21.00 (come del resto sanno i frequentatori del blog della mia compagnia teatrale, link a lato) saremo a recitare in provincia di Vicenza, a Bressanvido, nell’antica Corte Mezzalira, già convento benedettino, nell’ambito della rassegna Teatro in corte, e porteremo in scena (come già detto ci sono anch’io) un classico del teatro veneto “Da l’ombra al sol” di Libero Pilotto, un lavoro che in varie versioni presentiamo da più di dieci anni.
Il costo? Come vi ho già detto zero, ingresso libero.
Nell’augurarmi che davvero la pubblicità sia l’anima del commercio, a presto.
Assente dai blog da un po’ di tempo, diciamo per stanchezza, poca motivazione, forse desiderio di cose nuove, mi sono imposto oggi di fare visita almeno ai blog “amici” che sono presenti nei miei link, ed ho scoperto che non solo i miei sono dormienti, ecco l’elenco dei blog e la data dell’ultimo post:
Nel mio giardino c'è un albero, grande, più alto della casa, una magnolia, della specie a foglie caduche.
Strano è il destino di questo magnifico albero, ogni anno in questo periodo si accinge a mostrarsi in tutta la sua bellezza, i rami si caricano di gemme e boccioli, questi ultimi lentamente si schiudono e si aprono; per qualche ora una fiamma rosa si leva a illuminare il giardino...; sì avete capito bene, qualche ora, perchè sembra incredibile, ma dopo che ha aperto tutti, o quasi, i suoi fiori un dispettoso Giove Pluvio, forse geloso di tanta luce, fa oscurare il cielo, arrivano pioggia e lampi, si alza un vento freddo che percuote la timida magnolia.
Impaurita, piange tutti i suoi petali rosa in un tappeto morbido e fugace.
Considerato che tutto ciò avviene abbastanza regolarmente, e anche oggi il cielo si è oscurato, ho voluto fermare in alcune foto questo attimo di bellezza, che solo pochi passerotti infreddoliti hanno potuto godere.
Nel nostro giardino abbiamo una pianta dimimosa che ha ormai abbondantemente superato i due metri di altezza; considerata la latitudine in cui viviamo l’abbiamo collocata nell’angolo più riparato e trascorre i mesi da novembre a marzo “infagottata” in un ingombrante bozzolo di tessuto/non tessuto.
Solitamente emerge da questo involucro ai primi di marzo, ma quest’anno, complice la gelida perturbazioneche ha fatto tornare le minime notturne sotto lo zero, è rimasta fino a ieri nel suo telo, e gran parte dei suoi fiori si sono aperti nel chiuso della protezione; quello era un angolo di giardino silenzioso, dormiente.
Una volta aperto il bozzolo e permesso ai rami e ai fiori di allargarsi liberamente, un’esplosione di giallo e verde ha occupato quel pezzo di prato; un timido ronzio, quasi incredula di fronte a tanta abbondanza si avvicina un’ape, tocca qua e là, si posa si tuffa riparte veloce; un ronzio più profondo, si avvicina lento e maestoso un grosso calabrone; un ronzio più acuto, ecco un’agile e sinuosa vespa: in breve un concerto in cui si fondono le note più diverse si leva a fugare il silenzio, è il risveglio, è arrivata la primavera.
ps: le foto le ho scattate oggi alla mia mimosa e ai suoi ospiti
Sin dal mattino
sveglia le sirene
invia ovunque ambulanze
scaglia corpi nell'aria
passa barelle ai feriti
richiama la pioggia dagli occhi delle madri
scava nel terreno
dissotterra molte cose dalle macerie
alcune luccicanti e senza vita
altre pallide e ancora vibranti.
Suscita più interrogativi
nelle menti dei bambini.
Intrattiene gli dei
lanciando missili e proiettili
in cielo.
Pianta mine nei campi
semina buche e vuoti d'aria
sollecita le famiglie a emigrare
affianca i sacerdoti
quando maledicono il diavolo
(disgraziato, la sua mano è ancora infuocata. Brucia)
La guerra è inarrestabile, giorno e notte
ispira i lunghi discorsi dei tiranni
conferisce medaglie ai generali
e argomenti ai poeti.
Contribuisce all'industria di arti artificiali
fornisce cibo alle mosche
aggiunge pagine ai libri di storia
mette sullo stesso piano vittima e assassino.
Insegna agli innamorati come si scrivono le lettere
insegna alle ragazze ad aspettare
riempie i giornali di storie e fotografie
fa rullare ogni anno i tamburi per festeggiare
costruisce nuove case per gli orfani
tiene occupati i costruttori di bare
dà pacche sulle spalle ai becchini
sorride davanti al capo.
La guerra lavora molto
non ha simili
ma nessuno la loda.
Dunya Mikhail
da "Non ho peccato abbastanza", antologia di poetesse arabe contemporanee
a cura di Valentina Colombo, Oscar Mondadori, 2007
“ […] Per il resto…affrettiamoci a dimenticare tutto velocemente”
Non sottilizziamo sull’”affrettiamoci velocemente”, sarebbe meschino, concentriamoci piuttosto sull’idea: dimenticare tutto velocemente.
E’ al contrario, non bisogna affatto dimenticare. Non bisogna dimenticare i vecchi con i corpi putrefatti, i vecchi vicinissimi a quella morte a cui i giovani non vogliono pensare (e così affidano alla casa di riposo il compito di accompagnare i genitori alla morte per evitare scenate o seccature), la gioia inesistente di quelle ultime ore che bisognerebbe gustare fino in fondo, e che invece subisci rimuginando nella noia e nell’amarezza. Non bisogna dimenticare che il corpo deperisce, che gli amici muoiono, che tutti ti dimenticano e che la fine è solitudine. E neppure bisogna dimenticare che quei vecchi sono stati giovani, che il tempo di una vita è irrisorio, che un giorno hai vent’anni e il giorno dopo ottanta. Colombe [sorella maggiore di Paloma, dodicenne, che parla] crede che è possibile “affrettarsi a dimenticare” perché la prospettiva della vecchiaia per lei è ancora lontanissima, come se la cosa non la riguardasse. Io ho capito molto presto che la vita passa in un baleno guardando gli adulti attorno a me, sempre di fretta, stressati dalle scadenze, così avidi dell’oggi per non pensare al domani… In realtà temiamo il domani solo perché non sappiamo costruire il presente, e quando non sappiamo costruire il presente ci illudiamo che saremo capaci di farlo domani, e rimaniamo fregati perché domani finisce sempre per diventare oggi, non so se ho reso l’idea.
Quindi non bisogna affatto dimenticare. Occorre vivere con la certezza che invecchieremo e che non sarà né bello né piacevole né allegro. E ripetersi che ciò che conta è adesso: costruire, ora, qualcosa, a ogni costo, con tutte le nostre forze. Avere sempre in testa la casa di riposo per superarsi continuamente e rendere ogni giorno imperituro. Scalare passo dopo passo il proprio Everest personale, e farlo in modo tale che ogni passo sia un pezzetto di eternità.
Ecco a cosa serve il futuro: a costruire il presente con veri progetti di vita.
Da Muriel Barbery, “L’eleganza del riccio”, trad. Emanuelle Caillat, edizioni e/o, 2007
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